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Inadempienze e canili lager
di Enrico Finocchiaro
Sono ancora troppi i comuni italiani che non applicano le norme comunali previste dalle legge 281/91 contro il randagismo e le conseguenti disposizioni previste dalle singole leggi regionali di applicazione.
Nonostante i fatti avvenuti in questi ultimi mesi specialmente a Benevento ed in Sicilia dove ci sono state delle vere e proprie aggressioni di branchi di cani randagi ed affamati a danno di bimbi e persone, in ancora troppi comuni, specialmente al sud, i sindaci e gli enti locali preposti girano la testa dall'altra parte e non applicano la legge che prevede che ogni comune abbia un servizio proprio o consorziato di cattura e custodia in canile dei cani randagi presenti sul territorio comunale la cui responsabilità ricade direttamente sulla persona del primo cittadino.
Secondo i dati del censimento che ogni anno viene effettuato dall'Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente sono circa 1.560 i comuni che in Italia (specialmente nelle regioni del sud Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Lazio, Sardegna e Abruzzo in ordine decrescente) che alla vigilia di questa estate di possibili abbandoni non hanno ancora attivato il servizio di prevenzione al randagismo.
Al momento sono circa 600.000 i cani randagi liberi sul territorio nazionale e sono solamente 150.000 quelli ospitati nei canili pubblici e privati in Italia, con un incremento del 25-30% rispetto ai dati ufficiali delle anagrafe canine regionali e nazionale, secondo cui sono circa 450.000 i cani randagi ancora liberi.
Ma non è tutto, ci sono infatti situazioni al sud ma non solo che meritano ulteriore attenzione.
Infatti scorrendo i dati sulle convenzioni, almeno un migliaio di comuni (piccoli e grandi) sono convenzionati con canili che si possono definire canili-lager, non solo al sud ma anche in regioni del nord come la Lombardia, il Piemonte e l'Emilia Romagna; questi si vanno a sommare ai 1.560 senza nessuna convenzione.
Altro dato importante riguarda i controlli: almeno la metà dei comuni campionati tra il 2008 e i primi cinque mesi del 2009 hanno ammesso di non aver mai disposto un controllo sulla salute dei cani affidati ai canili convenzionati, pochissimi sono i comuni (tra quelli che non gestiscono in proprio il servizio di canile comunale) che hanno effettuato più di due controlli annui sul modo in cui vengono tenuti i cani nei canili convenzionati, lavoro questo lasciato sbrigare alle associazioni animaliste presenti nei canili che svolgono un'attività assolutamente meritoria nella gestione quotidiana dei cani ospiti nelle strutture specialmente in quelle private.
Altri due dati che sono sintomatici della situazione di grande disagio in cui versano centinaia di canili italiani è dettato dalle somme molto spesso irrisorie versate dai comuni italiani per il mantenimento dei cani ospitati (escluse le spese per i controlli e le cure veterinarie), la cui forbice va da un minimo di 65 centesimi al giorno per cane fino a 2,50 euro al giorno per cane, mentre i comuni che pagano cifre più alte sono delle mosche bianche.
A completamento di tutto ciò rimane aperta la questione delle sterilizzazioni che dovrebbero riguardare almeno 250.000 cani e per le quali ci vorrebbe un investimento di almeno 10-12 milioni di euro a fronte dei 3,5 stanziati quest'anno dalla legge finanziaria.
12 06 2009